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  • Laura Andriani

Paganini FlamBOYAUant



La manualità di Paganini ha sempre attirato una certa curiosità e la sua postura è spesso stata descritta come esteticamente sgraziata. L’iconografia dell’epoca rispecchia un suo equilibrio con lo strumento certamente particolare, ma in realtà si analizza spesso la sua tecnica da un’angolazione moderna e non dal punto di vista delle tecniche violinistiche del Settecento. La mia ricerca mette in luce i punti di contatto tra la tecnica paganiniana e i tratti salienti della teoria violinistica di Francesco Geminiani (1687-1762) e la scrittura di Pietro Antonio Locatelli (1695-1764) con particolare riferimento all’Arte del Violino op.3. La lettura dei Capricci di Paganini a partire dalla prospettiva delle posture antiche assume una nuova chiave d’interpretazione: quella estetica inelegante secondo i parametri più moderni può invece essere intesa come una tecnica di ottimizzazione del gesto violinistico a servizio del discorso musicale. Lo sguardo di Paganini rivolto al passato capta gli elementi chiave di una tecnica di estrema efficacia e, senza l’uso della mentoniera e assecondando alla massima potenza le qualità di elasticità delle corde in budello, porta al sommo sviluppo un’eredità violinistica importantissima. Una parte fondamentale della ricerca consiste nella dimostrazione pratica che la premessa di una tecnica antica è piuttosto la chiave di volta per una lettura agile e disinvolta della scrittura paganiniana.




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